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ATTO
3 - (Ci organizziamo!)
Tra uno studio e l'altro, tra un treno e l'altro, si avvicinava la fine dell'estate dell'85...
Due motivi ci diressero in quei giorni... Uno, Pietro era
riuscito a far partire il trasmettitore, con cui finalmente
riuscivamo a servire non più, solo, il palazzo della radio,
ma anche l'intera Locri, ed anche due, tre paesi vicini...
Due, con la fine dell'estate, si avvicinava la partenza, mia
e di Enzo, per il primo anno da universitari. Le due cose,
messe assieme, generarono l'effetto di farci accellerare i
tempi.
Primo: invademmo lo studio di mia madre, piazzandoci dentro
mixer, piatti, (una) piastra, (un) microfono, e una folla di
ragazzini entusiasti, ed urlanti.
I miei sopportarono: "Durerà qualche giorno, poi partirà per
l'università, e gli passerà pure questa!"
Secondo: Occorreva reperire fondi. Le collette non erano più
sufficenti! Ci organizzammo così: Memmo, l'unico con auto e
patente, mise ....l'auto. Io ed Enzo preparammo il primo modulo contrattuale, Pietro se ne spuntò con una valigetta da
elettricista, che se non si apriva e non si osservava di lato, poteva anche sembrare una 24 ore da manager.
In studio (sempre quello di mia madre) restarono Sandro ed
Andrea.
Erano le cinque di un martedì pomeriggio; rientrammo alle 21,
senza esser riusciti a convincere nessuno.
La mattina successiva rifacemmo la colletta.
ATTO
4 - (Nasce il primo studio...)
Ebbene si! Occorreva dare una svolta.... E ci serviva uno studio "più serio"! D'altro canto, mia madre,
ormai preoccupata dal fatto che di giorno
in giorno, abilmente, il treno per l'università finiva sistematicamente
posticipato, ci faceva intuire che il "suo" studio non poteva trasformarsi
nel "nostro".
Ci mettemmo alla ricerca di un appartamento, visionandone tanti. Ma, non
trovammo quello che ci calzasse a pennello. Il fatto è che i proprietari
chiedavano "l'affitto".
E così, si procedette dando il via ai lavori per la costruzione di uno
nuovo. E parlando di "costruzione", intendo dire davvero "costruzione".
I miei (sempre quelli, poverini) avevano, infatti, un locale rustico,
in costruzione, dalla sola soletta ultimata. Ma, anche qui, per noi era
già fatta!
Il locale conteneva un tesoro: pile di mattoni, già acquistati per proseguire,
prima o poi, il lavoro.
A secco, senza cemento o varie del genere, alzammo le pareti di questi mattoni,
disposti di piatto, a modo di trincea militare.
Ci montammo infissi di fortuna,
come lo sportello di una gru,
lasciato da chi aveva iniziato i lavori, un
po' di anni prima, o una porta
del 1930, che qualcuno di noi aveva
abbandonata in qualche
cantina. Anche le pareti divisorie vennero su nello
stesso modo, per poi
essere rifinite recuperando i famosi "cartoni delle uova",
utilissimi per la sonorizzazione.
L'unica cosa che non riuscimmo a riciclare fu la vetrata tra regia e saletta
microfoni. Non è che servisse più di tanto, pochè in radio tutti volevano parlare,
e così finiva sempre che chi metteva i dischi parlava, e chi parlava si doveva
mettere anche i dischi! Ma ogni radio che si rispetti aveva una "vetrata", e anche noi
la dovemmo avere!
Ricordo ancora la cifra enorme dell'operazione: 27.000 lire. Non so ancora, invece, come
fecimo a portare in studio il vetro, lungo 3 metri e mezzo, con una Fiat 500.
(continua
...)
scritto
da Francesco Massara. foto di Luca Flippone, Tommaso Massara e Memmo Minniti.
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